martedì, luglio 10, 2007

neve su Buenos Aires

Dopo quasi un secolo senza vedere la neve, oggi 9 di luglio (tra l'altro festa nazionale dell'indipendenza) i bonaerensi hanno provato di nuovo l'ebbrezza di sentire quei gelidi e fastidiosi fiocchi bianchi sulla pelle. Non capisco la loro esaltazione. Fuori di testa con macchine fotografiche peggio dei giapponesi a Roma e completamente fusi uscivano di casa, dai bar, dal posto di lavoro a maniche corte, non importava la temperatura, non avevano mai visto cadere così tanta neve. In realtà la città non è arrivata ad assumere un aspetto nordeuropeo - o anche norditaliano se vogliamo - ma l'euforia era talmente tanta che le macchine per strada suonavano i clacson come se ci fossero stati venti matrimoni tutti insieme.
Ovviamente a me non ha entusiasmato per niente. Anzi, la sorpresa fu ritrovarmela anche qui dove mi avevano detto che non avrebbe mai fatto tanto freddo! In realtà questa neve potrebbe segnare una specie di tappa in questo mio periodo argentino; dopo il lunghissimo mese di giugno passato sulle "sudate carte" e a inzuppare di lacrime cuscini e spalle di amici sono riuscita a raggiungere il traguardo di una pseudo tranquillità. Tra esami in facoltà ed esami per i miei alunni, consolato e traduzioni varie la mia vita si era ridotta ad una routine senza via d'uscita. Infatti non uscivo neanche la sera. Delusioni e litigi, dissapori e disamori hanno reso quest'ultimo mese un inferno per me. E il clima direi che non mi ha aiutato affatto. Felipe sì. Un'anima buona almeno l'ho trovata in questa città ostile.
Se volessimo avere una visione naturalistico-romantica della mia condizione, si potrebbe paragonare il mio stato d'animo al tempo atmosferico: pensare che la neve copre tutto ciò che abbiamo davanti agli occhi, o forse no. Questa si scioglie. Ti illude allora, ti fa credere che prima o poi ricoprirà tetti, strade e macchine con il suo candido e algido manto per farti sentire protetta, al sicuro, ma senza che te ne accorga si perde nell'asfalto, scompare tra le foglie degli alberi e diventa acqua sugli indumenti. Che gran bella fregatura, quando pensiamo che tutto vada per il meglio c'è sempre una finta neve a farti credere ciò che non è.
Tempo di cambiamenti annunciava qualcuno per me, non so se sia proprio questo il momento ma credo di averne bisogno. Anche se solo il tempo curerà le ferite di un'intensa battaglia io cerco di risollevare gli spiriti dei miei uomini per ricominciare a combattere. Ma con le bende ancora intorno alla testa è difficile, e passerà del tempo prima che io torni a sorridere senza l'amaro pensiero di un'inaspettata delusione. Quel momento coinciderà con il mio ritorno a casa, che per ora si prospetta molto lontano...

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martedì, luglio 10, 2007

neve su Buenos Aires

Dopo quasi un secolo senza vedere la neve, oggi 9 di luglio (tra l'altro festa nazionale dell'indipendenza) i bonaerensi hanno provato di nuovo l'ebbrezza di sentire quei gelidi e fastidiosi fiocchi bianchi sulla pelle. Non capisco la loro esaltazione. Fuori di testa con macchine fotografiche peggio dei giapponesi a Roma e completamente fusi uscivano di casa, dai bar, dal posto di lavoro a maniche corte, non importava la temperatura, non avevano mai visto cadere così tanta neve. In realtà la città non è arrivata ad assumere un aspetto nordeuropeo - o anche norditaliano se vogliamo - ma l'euforia era talmente tanta che le macchine per strada suonavano i clacson come se ci fossero stati venti matrimoni tutti insieme.
Ovviamente a me non ha entusiasmato per niente. Anzi, la sorpresa fu ritrovarmela anche qui dove mi avevano detto che non avrebbe mai fatto tanto freddo! In realtà questa neve potrebbe segnare una specie di tappa in questo mio periodo argentino; dopo il lunghissimo mese di giugno passato sulle "sudate carte" e a inzuppare di lacrime cuscini e spalle di amici sono riuscita a raggiungere il traguardo di una pseudo tranquillità. Tra esami in facoltà ed esami per i miei alunni, consolato e traduzioni varie la mia vita si era ridotta ad una routine senza via d'uscita. Infatti non uscivo neanche la sera. Delusioni e litigi, dissapori e disamori hanno reso quest'ultimo mese un inferno per me. E il clima direi che non mi ha aiutato affatto. Felipe sì. Un'anima buona almeno l'ho trovata in questa città ostile.
Se volessimo avere una visione naturalistico-romantica della mia condizione, si potrebbe paragonare il mio stato d'animo al tempo atmosferico: pensare che la neve copre tutto ciò che abbiamo davanti agli occhi, o forse no. Questa si scioglie. Ti illude allora, ti fa credere che prima o poi ricoprirà tetti, strade e macchine con il suo candido e algido manto per farti sentire protetta, al sicuro, ma senza che te ne accorga si perde nell'asfalto, scompare tra le foglie degli alberi e diventa acqua sugli indumenti. Che gran bella fregatura, quando pensiamo che tutto vada per il meglio c'è sempre una finta neve a farti credere ciò che non è.
Tempo di cambiamenti annunciava qualcuno per me, non so se sia proprio questo il momento ma credo di averne bisogno. Anche se solo il tempo curerà le ferite di un'intensa battaglia io cerco di risollevare gli spiriti dei miei uomini per ricominciare a combattere. Ma con le bende ancora intorno alla testa è difficile, e passerà del tempo prima che io torni a sorridere senza l'amaro pensiero di un'inaspettata delusione. Quel momento coinciderà con il mio ritorno a casa, che per ora si prospetta molto lontano...

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