giovedì, ottobre 25, 2007

Baires H2O

Buenos Aires ha un insano rapporto con l'acqua, indipendentemente dal clima.
Pare che l'estate sia già arrivata, è una settimana che abbiamo 25 gradi fissi, il termometro non scende e ovviamente io fresca fresca sfoggio la mia collezione estate 2007 (italiana). Stamattina infatti sono uscita per andare al lavoro alle 9 con le mie ciabattine alla schiava (che si chiamano così perché ti lasciano i piedi nudi come schiavi), bermuda rigorosamente chiari e t-shirt scollata, leggera leggera per evitare la formazione di cattivi odori e il conseguente distanziamento dei miei alunni. Caldo allucinante, finalmente temperature gradevoli, cammino con il sorriso stampato in faccia quando all'improvviso sento gocciolare sulla mia testa. Boh, qualche signora starà annaffiando le fioriere sul balcone. Procedo senza far caso all'accaduto e dopo un po' di nuovo... starà per piovere? Con un sole così e un cielo limpido impossibile! Continuo a non far caso all'acqua dall'origine misteriosa e riprendo il cammino. La terza volta mi rendo conto che questo fenomeno si era presentato anche a febbraio, quando sono arrivata e non capivo ancora bene come andassero le cose in città: gli impianti di aria condizionata!! è tutta colpa loro, inquinano i marciapiedi di acqua condensata. Io non so come funzionano questi aggeggi in Italia, ma problemi del genere non ne ho mai avuti.
Dovete sapere che gli argentini - esagerati in tutto - appena si alza un po' la temperatura spengono il riscaldamento e mandano in tilt i ventilatori, di conseguenza negli uffici d'inverno c'è un clima da Caraibi e d'estate da polo sud! Ma sorvolando questo piccolo particolare, il problema che hanno con l'aria condizionata è il suo meccanisimo di "scarico" realmente non convenzionale. E' mai possibile che sotto ogni finestra ci sia attaccato un ventilatore che sputa acqua sui passanti come un lama inferocito? Non c'è marciapiede in estate che non goda di una mini pozzanghera ogni 20 metri, dico mini perché l'80% del gocciolio va a finire sulla testa della gente che ormai è già abituata al sempre più ricorrente evento. Io no, anzi, mi innervosisce.
Quello che vi ho descritto finora accade perlopiù in estate, ma non pensate che in inverno sia tutto rose e fiori. L'acqua è sempre in agguato. Siccome qui non considerano l'acqua una risorsa esauribile, la consumano senza ritegno. Esempio: non è raro assistere allo spettacolo mattutino dei portinai degli edifici che innaffiano il loro pezzettino di marciapiede (neanche fossero fiori nel deserto) con lo sguardo perso nel vuoto lasciando scorrere ettolitri d'acqua. Un paio di ore più tardi, quando il marciapiede sarà apparentemente asciutto, i passanti si convertiranno in vittime inconsapevoli degli schizzi d'acqua pavimentari. I marciapiedi di Buenos Aires hanno una stabilità simile a quella di un elefante equilibrista, per cui 2 mattonelle su 5 sono solo poggiate sul cemento. Ciò permette all'acqua di cui parlavo prima di insediarsi nel sottofondo del laterizio e di permanere lì indisturbata finché qualcuno non ci passeggia sopra. E in quel momento accade il fattaccio. Quando vai di fretta, non vedi dove metti i piedi e travolgi tutto quello che incontri nel cammino, contaci che metterai piede su una di quelle 2 mattonelle su 5 e bestemmierai come non hai mai fatto perché arriverai a lavoro con un calzone del pantalone zuppo d'acqua, uno stivale macchiato o un piede bagnato. Pensate che una volta io andavo così di fretta e il piano d'appoggio della mattonella pavimentaria era così inclinato che lo schizzo mi è andato a finire dritto in un occhio, e guardacaso quel giorno ero ben truccata per un colloquio. Ma a forza di stare qui uno impara a mantenere la calma, proprio perché tutti gli altri l'hanno già persa!
Ma tornando alla splendida giornata di oggi con il gocciolio degli edifici vi dico che la situazione idrica è cambiata radicalmente dopo le due del pomeriggio. Esco dall'edificio e vengo assalita da un vento umidiccio (perché ero ancora sotto il porticato), esco in strada: merda, sta diluviando! e non erano 2 gocce (ogni riferimento è puramente casuale... papi). Beh, mission impossible non era perché la fermata dell'autobus dista solo 200 mt dall'edificio. 200 mt si fanno, ma ricordate che i miei piedi erano schiavi e il mio abbigliamento tendente al trasparente. Salgo sull'autobus e comincio ad assistere (da un luogo sicuro e asciutto) a degli spettacoli raccapriccianti: ombrelli che volano, tergicristalli che fanno fatica a mostrare la strada all'autista, oggetti di ogni tipo che galleggiano nei fiumi dei marciapiedi, donne incinte che non sanno dove mettere i piedi e passanti che si rifugiano sotto qualsiasi tipo di pensilina e/o balcone e/o portico come formiche in un formicaio, in attesa di una tregua. Temevo quell'atmosfera, prima o poi anch'io avrei dovuto affrontare il nubifragio, ma le piscine che si erano create in strada mi facevano troppa paura. Era arrivato il momento di scendere, non aveva ancora smesso di piovere, ho preso il toro per le corna e sono scesa a 100 mt da casa. La pioggia era più potente che mai, mi sbatteva in faccia come sberle, la pressione era più forte di quella della doccia di casa mia, infatti sono riuscita a bagnarmi anche i capelli dietro la nuca. Beh, cosa mi poteva capitare? semaforo rosso all'incrocio e non solo, non si vedeva la linea di confine tra il marciapiede e la strada, un saltino non mi avrebbe aiutata affatto, perché non si vedeva il fondo! Così mi sono messa l'anima in pace e mentre i miei pantaloni bianchi si impregnavano di acqua piovana e diventavano sempre più trasparenti, i miei piedi schiavizzati attraversavano una mega pozzanghera che mi arrivava a metà polpaccio. Non vi dico la risata che si è fatto il portinaio quando mi ha vista e la cosa più ridicola è che anche io ho cominciato a ridere istericamente, e sapete perché? credo che a qualcuno sia venuta l'idea di lavarsi sotto la pioggia (forse per il mio stesso problema di pressione di cui parlavo prima) perché nelle vicinanze del mio edificio pioveva bagnoschiuma! ahahahah!

4 commenti:

Emilia ha detto...

hahahaahah!!! E così ti sei fatta un bel bagno di acqua condensata dei condizionatori!!! Non c'è che dire, davvero una bella esperienza!!!
Un abbraccio!!!

Emilia

Anonimo ha detto...

bueno,
de que te quejas? te duchaste gratis al fin.... estaba pensando en lo que se forma abajo de las veredas rotas???? humedad, sucio... a ver si adivinas?
ademas "Santiago, estas coSas en Mi Pais no exiSten!!!!!!o mejor en Mi ciudad..."pero en Colombia me contaron que hay en el llano, y son grandes como una mano.
quienes son???

Laurita ha detto...

Las cucaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaas

giulia ha detto...

ahahahahahahahahahahahahahahaha!!!!!!la pozzanghera...l'acqua fino al polpaccio...i piedi nudi nell'acqua ahahahahah!!!!!il bagnoschiuma...allora non è vero che non considerano l'acqua come fonte esauribile(a lavarsi con l'acqua piovana!)
tu hermana (giusto?)

giovedì, ottobre 25, 2007

Baires H2O

Buenos Aires ha un insano rapporto con l'acqua, indipendentemente dal clima.
Pare che l'estate sia già arrivata, è una settimana che abbiamo 25 gradi fissi, il termometro non scende e ovviamente io fresca fresca sfoggio la mia collezione estate 2007 (italiana). Stamattina infatti sono uscita per andare al lavoro alle 9 con le mie ciabattine alla schiava (che si chiamano così perché ti lasciano i piedi nudi come schiavi), bermuda rigorosamente chiari e t-shirt scollata, leggera leggera per evitare la formazione di cattivi odori e il conseguente distanziamento dei miei alunni. Caldo allucinante, finalmente temperature gradevoli, cammino con il sorriso stampato in faccia quando all'improvviso sento gocciolare sulla mia testa. Boh, qualche signora starà annaffiando le fioriere sul balcone. Procedo senza far caso all'accaduto e dopo un po' di nuovo... starà per piovere? Con un sole così e un cielo limpido impossibile! Continuo a non far caso all'acqua dall'origine misteriosa e riprendo il cammino. La terza volta mi rendo conto che questo fenomeno si era presentato anche a febbraio, quando sono arrivata e non capivo ancora bene come andassero le cose in città: gli impianti di aria condizionata!! è tutta colpa loro, inquinano i marciapiedi di acqua condensata. Io non so come funzionano questi aggeggi in Italia, ma problemi del genere non ne ho mai avuti.
Dovete sapere che gli argentini - esagerati in tutto - appena si alza un po' la temperatura spengono il riscaldamento e mandano in tilt i ventilatori, di conseguenza negli uffici d'inverno c'è un clima da Caraibi e d'estate da polo sud! Ma sorvolando questo piccolo particolare, il problema che hanno con l'aria condizionata è il suo meccanisimo di "scarico" realmente non convenzionale. E' mai possibile che sotto ogni finestra ci sia attaccato un ventilatore che sputa acqua sui passanti come un lama inferocito? Non c'è marciapiede in estate che non goda di una mini pozzanghera ogni 20 metri, dico mini perché l'80% del gocciolio va a finire sulla testa della gente che ormai è già abituata al sempre più ricorrente evento. Io no, anzi, mi innervosisce.
Quello che vi ho descritto finora accade perlopiù in estate, ma non pensate che in inverno sia tutto rose e fiori. L'acqua è sempre in agguato. Siccome qui non considerano l'acqua una risorsa esauribile, la consumano senza ritegno. Esempio: non è raro assistere allo spettacolo mattutino dei portinai degli edifici che innaffiano il loro pezzettino di marciapiede (neanche fossero fiori nel deserto) con lo sguardo perso nel vuoto lasciando scorrere ettolitri d'acqua. Un paio di ore più tardi, quando il marciapiede sarà apparentemente asciutto, i passanti si convertiranno in vittime inconsapevoli degli schizzi d'acqua pavimentari. I marciapiedi di Buenos Aires hanno una stabilità simile a quella di un elefante equilibrista, per cui 2 mattonelle su 5 sono solo poggiate sul cemento. Ciò permette all'acqua di cui parlavo prima di insediarsi nel sottofondo del laterizio e di permanere lì indisturbata finché qualcuno non ci passeggia sopra. E in quel momento accade il fattaccio. Quando vai di fretta, non vedi dove metti i piedi e travolgi tutto quello che incontri nel cammino, contaci che metterai piede su una di quelle 2 mattonelle su 5 e bestemmierai come non hai mai fatto perché arriverai a lavoro con un calzone del pantalone zuppo d'acqua, uno stivale macchiato o un piede bagnato. Pensate che una volta io andavo così di fretta e il piano d'appoggio della mattonella pavimentaria era così inclinato che lo schizzo mi è andato a finire dritto in un occhio, e guardacaso quel giorno ero ben truccata per un colloquio. Ma a forza di stare qui uno impara a mantenere la calma, proprio perché tutti gli altri l'hanno già persa!
Ma tornando alla splendida giornata di oggi con il gocciolio degli edifici vi dico che la situazione idrica è cambiata radicalmente dopo le due del pomeriggio. Esco dall'edificio e vengo assalita da un vento umidiccio (perché ero ancora sotto il porticato), esco in strada: merda, sta diluviando! e non erano 2 gocce (ogni riferimento è puramente casuale... papi). Beh, mission impossible non era perché la fermata dell'autobus dista solo 200 mt dall'edificio. 200 mt si fanno, ma ricordate che i miei piedi erano schiavi e il mio abbigliamento tendente al trasparente. Salgo sull'autobus e comincio ad assistere (da un luogo sicuro e asciutto) a degli spettacoli raccapriccianti: ombrelli che volano, tergicristalli che fanno fatica a mostrare la strada all'autista, oggetti di ogni tipo che galleggiano nei fiumi dei marciapiedi, donne incinte che non sanno dove mettere i piedi e passanti che si rifugiano sotto qualsiasi tipo di pensilina e/o balcone e/o portico come formiche in un formicaio, in attesa di una tregua. Temevo quell'atmosfera, prima o poi anch'io avrei dovuto affrontare il nubifragio, ma le piscine che si erano create in strada mi facevano troppa paura. Era arrivato il momento di scendere, non aveva ancora smesso di piovere, ho preso il toro per le corna e sono scesa a 100 mt da casa. La pioggia era più potente che mai, mi sbatteva in faccia come sberle, la pressione era più forte di quella della doccia di casa mia, infatti sono riuscita a bagnarmi anche i capelli dietro la nuca. Beh, cosa mi poteva capitare? semaforo rosso all'incrocio e non solo, non si vedeva la linea di confine tra il marciapiede e la strada, un saltino non mi avrebbe aiutata affatto, perché non si vedeva il fondo! Così mi sono messa l'anima in pace e mentre i miei pantaloni bianchi si impregnavano di acqua piovana e diventavano sempre più trasparenti, i miei piedi schiavizzati attraversavano una mega pozzanghera che mi arrivava a metà polpaccio. Non vi dico la risata che si è fatto il portinaio quando mi ha vista e la cosa più ridicola è che anche io ho cominciato a ridere istericamente, e sapete perché? credo che a qualcuno sia venuta l'idea di lavarsi sotto la pioggia (forse per il mio stesso problema di pressione di cui parlavo prima) perché nelle vicinanze del mio edificio pioveva bagnoschiuma! ahahahah!

4 commenti:

Emilia ha detto...

hahahaahah!!! E così ti sei fatta un bel bagno di acqua condensata dei condizionatori!!! Non c'è che dire, davvero una bella esperienza!!!
Un abbraccio!!!

Emilia

Anonimo ha detto...

bueno,
de que te quejas? te duchaste gratis al fin.... estaba pensando en lo que se forma abajo de las veredas rotas???? humedad, sucio... a ver si adivinas?
ademas "Santiago, estas coSas en Mi Pais no exiSten!!!!!!o mejor en Mi ciudad..."pero en Colombia me contaron que hay en el llano, y son grandes como una mano.
quienes son???

Laurita ha detto...

Las cucaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaas

giulia ha detto...

ahahahahahahahahahahahahahahaha!!!!!!la pozzanghera...l'acqua fino al polpaccio...i piedi nudi nell'acqua ahahahahah!!!!!il bagnoschiuma...allora non è vero che non considerano l'acqua come fonte esauribile(a lavarsi con l'acqua piovana!)
tu hermana (giusto?)