martedì, febbraio 17, 2009

Cucuta

Fuerteventura nei giorni di "calura", quando soffiava un vento talmente caldo che rendeva l'aria irrespirabile; Buenos Aires a febbraio, quando in una stanza di ostello in cui dormivano 8 persone, un ventilatore non bastava a farci riposare tranquilli senza sudare e sena costringerci a bere acqua ogni 5 minuti. Così mi sono sentita quando sono arrivata a Cucuta. Agonizzante sul letto di un hotel da quattro soldi ripensavo all'ultima volta che avevo sofferto così tanto per il caldo.

Questa è una città di confine, a 20 minuti dal Venezuela, per le strade si sente ogni tipo di accento, non so se per l'influenza venezuelana o se quelli che ho sentito sono veramente venezuelani, non ho chiesto. La moneta accettata è ovviamente il peso colombiano, ma usano correntemente anche il bolivar venezuelano. E' come quando all'entrata in vigore dell'euro si pagava in lire e ti davano un mucchio di monete di euro di resto, beh qui più o meno succede lo stesso, l'uinca differenza è che non è un periodo di transizione ma è permanente. In tv ci sono canali colombiani e canali venezuelani -ieri mi divertivo a vedere pessime telenovelas venezuelane-. La propaganda per spingere i cittadini alle urne per il referendum di questo fine settimana è stata imponente (si votava per poter eleggere il presidente per più di un mandato-cosa che si dovrebbe fare anche in Italia e scegliere NO ovviamente). Secondo la tv, in Venezuela è più semplice votare: all'entrata al seggio elettorale non dai il nome ma le tue impronte digitali, entri in cabina e non hai carta e matita, ma c'è uno schermo tipo "Chi vuol essere milionario" in cui leggi la domanda e con la semplice pressione del dito sullo schermo scegli SI o NO. Quando confermi la tua scelta la macchina ti stampa una specie di ricevuta che si piega e si imbuca nell'urna. Facile no? Perché in Italia non ci hanno mai pensato?

Vi chiederete giustamente cosa ci sto facendo a Cucuta. Dovete sapere (info importante per coloro che volessero trasferirsi in Colombia) che se uno entra con il visto turistico e vuole cambiare il suo status da turista a lavoratore, dovrà richiedere il visto in un consolato colombiano ovviamente fuori dalla Colombia. Il consolato di frontiera è la soluzione scelta dalla maggior parte dei turisti, che arrivano fino a Cucuta con un mezzo di trasporto a piacere (io ho scelto l'aereo perché non avrei sopportato 14 ore in bus dopo il viaggio a Medellìn) e da Cucuta prendono un minibus che li porta a San Antonio del Tachira, Venezuela: 20 minuti e sei in un altro Paese. 20 minuti e il mio passaporto avrà un timbro in più.

Domani è il grande giorno, vi racconterò com'è il confine.

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martedì, febbraio 17, 2009

Cucuta

Fuerteventura nei giorni di "calura", quando soffiava un vento talmente caldo che rendeva l'aria irrespirabile; Buenos Aires a febbraio, quando in una stanza di ostello in cui dormivano 8 persone, un ventilatore non bastava a farci riposare tranquilli senza sudare e sena costringerci a bere acqua ogni 5 minuti. Così mi sono sentita quando sono arrivata a Cucuta. Agonizzante sul letto di un hotel da quattro soldi ripensavo all'ultima volta che avevo sofferto così tanto per il caldo.

Questa è una città di confine, a 20 minuti dal Venezuela, per le strade si sente ogni tipo di accento, non so se per l'influenza venezuelana o se quelli che ho sentito sono veramente venezuelani, non ho chiesto. La moneta accettata è ovviamente il peso colombiano, ma usano correntemente anche il bolivar venezuelano. E' come quando all'entrata in vigore dell'euro si pagava in lire e ti davano un mucchio di monete di euro di resto, beh qui più o meno succede lo stesso, l'uinca differenza è che non è un periodo di transizione ma è permanente. In tv ci sono canali colombiani e canali venezuelani -ieri mi divertivo a vedere pessime telenovelas venezuelane-. La propaganda per spingere i cittadini alle urne per il referendum di questo fine settimana è stata imponente (si votava per poter eleggere il presidente per più di un mandato-cosa che si dovrebbe fare anche in Italia e scegliere NO ovviamente). Secondo la tv, in Venezuela è più semplice votare: all'entrata al seggio elettorale non dai il nome ma le tue impronte digitali, entri in cabina e non hai carta e matita, ma c'è uno schermo tipo "Chi vuol essere milionario" in cui leggi la domanda e con la semplice pressione del dito sullo schermo scegli SI o NO. Quando confermi la tua scelta la macchina ti stampa una specie di ricevuta che si piega e si imbuca nell'urna. Facile no? Perché in Italia non ci hanno mai pensato?

Vi chiederete giustamente cosa ci sto facendo a Cucuta. Dovete sapere (info importante per coloro che volessero trasferirsi in Colombia) che se uno entra con il visto turistico e vuole cambiare il suo status da turista a lavoratore, dovrà richiedere il visto in un consolato colombiano ovviamente fuori dalla Colombia. Il consolato di frontiera è la soluzione scelta dalla maggior parte dei turisti, che arrivano fino a Cucuta con un mezzo di trasporto a piacere (io ho scelto l'aereo perché non avrei sopportato 14 ore in bus dopo il viaggio a Medellìn) e da Cucuta prendono un minibus che li porta a San Antonio del Tachira, Venezuela: 20 minuti e sei in un altro Paese. 20 minuti e il mio passaporto avrà un timbro in più.

Domani è il grande giorno, vi racconterò com'è il confine.

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