Avete presente quei film che dipingono sempre il Sudamerica come un posto estremamente caldo, generalmente sporco e in cui il ritmo del tempo è inequivocabilmente scandito da musica latina? Beh, io mi sento dentro uno di quei film.
Con l'unica differenza che quello che si vede in tv di solito è il Messico dei cartelli o la Colombia della selva o della costa: io sono a Medellín. Temperatura più che gradevole, fine primavera inzio estate direi, posso stare benissimo a maniche corte senza tremare dal freddo, sono seduta in un internet-café (segno che la tecnologia è arrivata anche qui per coloro che avessero ancora dei dubbi); mi trovo su una delle strade più popolate della città, sono appena le otto e mezza, ma la vita notturna si fa già sentire. Il locale a fianco sta dando salsa da più di mezz'ora e mentre camminavo per arrivare qui si ascoltava la mescolanza di generi musicali che caratterizzano la Colombia in tutto e per tutto. Un po' di vallenato, reggaeton a tutto volume, rancheras e canzoni romantiche.
Sono sempre più convinta che la musica sia l'anima di questo Paese e soprattutto di questa città. I bogotani (molto probabilmente a causa del clima) non sono così espansivi, non ascoltano musica ininterrottamente, né tantomento lo fanno per strada o in locali a porte aperte. È difficile spiegare la sensazione che si prova a stare qui seduta al mio posto, magari perché è solo soggettiva e forse a pochissime persone farebbe lo stesso effetto che fa a me, però vi auguro davvero che un giorno possiate sentirvi così come mi sento io, solamente ascoltando alcune note di una canzone, senza preoccuparsi di nulla.
Credo che mi stia convertendo a questa cultura, mi vedo cambiata, forse molto più vicina alle donne di qua che non alle italiane (ovviamente conservando le caratteristiche positive della donna europea) e ne sono felice. Il periodo di transizione e/o adattamento che ho appena superato consisteva nell'acclimatarsi in questo nuovo Paese e nell'adottare i loro ritmi di vita, più pacati, più rilassati e assolutamente stress-free. Degustare una cena in un ristorante italiano con due amici sulle note di Édith Piaf, riuscire a viaggiare per 9 ore in un bus di notte senza stressarsi troppo perché il sedile non si reclina a 180 gradi e arrivare felici a destinazione, guardarsi intorno e sorridere, ripensare alle parole del tassista che ti ha appena ospitata sul suo taxi e ridere, avere la sensazione che ogni uomo, ogni donna che incontri per il cammino abbia voglia di aiutarti in qualche modo e sia estremamente gentile con te, poter camminare tranquillamente alle 11 di sera per le strade di Medellín senza temere un'aggressione, uno scippo o lo scoppio improvviso di una bomba. Relaja'o, come dicono qui. Così mi sento io...
...rilassata.
Con l'unica differenza che quello che si vede in tv di solito è il Messico dei cartelli o la Colombia della selva o della costa: io sono a Medellín. Temperatura più che gradevole, fine primavera inzio estate direi, posso stare benissimo a maniche corte senza tremare dal freddo, sono seduta in un internet-café (segno che la tecnologia è arrivata anche qui per coloro che avessero ancora dei dubbi); mi trovo su una delle strade più popolate della città, sono appena le otto e mezza, ma la vita notturna si fa già sentire. Il locale a fianco sta dando salsa da più di mezz'ora e mentre camminavo per arrivare qui si ascoltava la mescolanza di generi musicali che caratterizzano la Colombia in tutto e per tutto. Un po' di vallenato, reggaeton a tutto volume, rancheras e canzoni romantiche.
Sono sempre più convinta che la musica sia l'anima di questo Paese e soprattutto di questa città. I bogotani (molto probabilmente a causa del clima) non sono così espansivi, non ascoltano musica ininterrottamente, né tantomento lo fanno per strada o in locali a porte aperte. È difficile spiegare la sensazione che si prova a stare qui seduta al mio posto, magari perché è solo soggettiva e forse a pochissime persone farebbe lo stesso effetto che fa a me, però vi auguro davvero che un giorno possiate sentirvi così come mi sento io, solamente ascoltando alcune note di una canzone, senza preoccuparsi di nulla.
Credo che mi stia convertendo a questa cultura, mi vedo cambiata, forse molto più vicina alle donne di qua che non alle italiane (ovviamente conservando le caratteristiche positive della donna europea) e ne sono felice. Il periodo di transizione e/o adattamento che ho appena superato consisteva nell'acclimatarsi in questo nuovo Paese e nell'adottare i loro ritmi di vita, più pacati, più rilassati e assolutamente stress-free. Degustare una cena in un ristorante italiano con due amici sulle note di Édith Piaf, riuscire a viaggiare per 9 ore in un bus di notte senza stressarsi troppo perché il sedile non si reclina a 180 gradi e arrivare felici a destinazione, guardarsi intorno e sorridere, ripensare alle parole del tassista che ti ha appena ospitata sul suo taxi e ridere, avere la sensazione che ogni uomo, ogni donna che incontri per il cammino abbia voglia di aiutarti in qualche modo e sia estremamente gentile con te, poter camminare tranquillamente alle 11 di sera per le strade di Medellín senza temere un'aggressione, uno scippo o lo scoppio improvviso di una bomba. Relaja'o, come dicono qui. Così mi sento io...
...rilassata.
2 commenti:
mi amol! leggo che stai bene e che vivi in Tranquilandia! sono davvero contenta per te! allora quando parti?
stai attenta e in bocca al lupo per l'appartamento! A Forl' piove, tempo grigio, lezioni. Non è cambiato niente insomma! bacioni!
mi amol sì sono tornata a Bogotà ieri mattina, parto questo sabato, tranquilla è tutto sotto controllo.. l'appartamento l'ho già trovato super rapido! keep in touch! muaaa!
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