lunedì, aprile 13, 2009

I diari della motocicletta (Necoclì)


Ci sono cose che si devono fare almeno una volta nella vita (e magari evitare di rifarle), tipo lanciarsi con un paracadute, fare bungee jumping, fare la ruota... cioè tutte le cose che fa la tipa della pubblicità degli assorbenti quando ha il ciclo. Io per fortuna non avevo il ciclo, ma ho avuto il coraggio di farmi un viaggio in moto di 12 ore: destinazione costa caraibica. L'idea non mi allettava granché a dir la verità, ma siccome eravamo un gruppo di squattrinati, siamo stati costretti a scegliere il mezzo più economico per viaggiare, la moto appunto.

Partenza da Medellìn alle 3.30 del mattino, 4 moto, 8 ragazzi pieni di speranze (di poter arrivare un giorno al mare) e con le tasche vuote, diretti a Necoclì, piccolo paese costiero nella regione di Antioquia, costa atlantica colombiana. L'inizio del viaggio è stato abbastanza sopportabile, le prime 3 ore ho sofferto solamente il freddo, il paesaggio era piuttosto montagnoso; di paesini di clima caldo ce n'erano ben pochi e li abbiamo trovati solo durante la prima ora di viaggio, poi freddo.

Prima sosta alle 6 per fare colazione e riscaldarci un po' gli animi. Seconda tappa alle 8 per una seconda colazione, stavolta più abbondante, alla colombiana, con carne, riso, uova e arepa. Io avevo la nausea e non mi sentivo il sedere, ma perlomeno eravamo già entrati in clima caldo. Alle 12 incidente di percorso, un motociclista aveva beccato un cratere in strada e aveva forato, sosta obbligata dal meccanico. Fame, sete, caldo, stanchezza e le 9 ore di viaggio mi avevano sfinita, non vedevo l'ora che quel calvario finisse, ma mancava ancora molto.

Ci avvicinavamo sempre di più al mare quando una pattuglia della polizia stradale ci fermò per requisirci, niente di strano, ispezione di routine. Ad un certo punto non vedevo altro che piantagioni infinite di banani e platani - ho anche visto passare un camion di banane con l'etichetta Del Monte - distese interminabili di verde e sullo sfondo un sole ardente, e noi in moto, e la strada che sembrava non finire più.

Finalmente, dopo circa 50 km di strada sterrata, vari salti sulla moto e diversi lividi vedemmo il mare dei Caraibi! Tuttavia, la nostra meta era ancora lontana, arrivammo a destinazione alle 3 del pomeriggio, dopo ben 12 ore di tarantella su quel diavolo a due ruote, non potevo crederci. La prima cosa che feci fu mettere i piedi in acqua, poi una birra con i miei compagni di viaggio, conoscere la famiglia che ci avrebbe ospitati e visitare la loro dimora.


per vedere le foto clicca qui

2 commenti:

giuliana ha detto...

mi amol, leggere il tuo racconto di viaggio mi ha fatto volare col pensiero! verrà a trovarti, un giorno. un bacio!

Laurita ha detto...

lo spero proprio!!!!

lunedì, aprile 13, 2009

I diari della motocicletta (Necoclì)


Ci sono cose che si devono fare almeno una volta nella vita (e magari evitare di rifarle), tipo lanciarsi con un paracadute, fare bungee jumping, fare la ruota... cioè tutte le cose che fa la tipa della pubblicità degli assorbenti quando ha il ciclo. Io per fortuna non avevo il ciclo, ma ho avuto il coraggio di farmi un viaggio in moto di 12 ore: destinazione costa caraibica. L'idea non mi allettava granché a dir la verità, ma siccome eravamo un gruppo di squattrinati, siamo stati costretti a scegliere il mezzo più economico per viaggiare, la moto appunto.

Partenza da Medellìn alle 3.30 del mattino, 4 moto, 8 ragazzi pieni di speranze (di poter arrivare un giorno al mare) e con le tasche vuote, diretti a Necoclì, piccolo paese costiero nella regione di Antioquia, costa atlantica colombiana. L'inizio del viaggio è stato abbastanza sopportabile, le prime 3 ore ho sofferto solamente il freddo, il paesaggio era piuttosto montagnoso; di paesini di clima caldo ce n'erano ben pochi e li abbiamo trovati solo durante la prima ora di viaggio, poi freddo.

Prima sosta alle 6 per fare colazione e riscaldarci un po' gli animi. Seconda tappa alle 8 per una seconda colazione, stavolta più abbondante, alla colombiana, con carne, riso, uova e arepa. Io avevo la nausea e non mi sentivo il sedere, ma perlomeno eravamo già entrati in clima caldo. Alle 12 incidente di percorso, un motociclista aveva beccato un cratere in strada e aveva forato, sosta obbligata dal meccanico. Fame, sete, caldo, stanchezza e le 9 ore di viaggio mi avevano sfinita, non vedevo l'ora che quel calvario finisse, ma mancava ancora molto.

Ci avvicinavamo sempre di più al mare quando una pattuglia della polizia stradale ci fermò per requisirci, niente di strano, ispezione di routine. Ad un certo punto non vedevo altro che piantagioni infinite di banani e platani - ho anche visto passare un camion di banane con l'etichetta Del Monte - distese interminabili di verde e sullo sfondo un sole ardente, e noi in moto, e la strada che sembrava non finire più.

Finalmente, dopo circa 50 km di strada sterrata, vari salti sulla moto e diversi lividi vedemmo il mare dei Caraibi! Tuttavia, la nostra meta era ancora lontana, arrivammo a destinazione alle 3 del pomeriggio, dopo ben 12 ore di tarantella su quel diavolo a due ruote, non potevo crederci. La prima cosa che feci fu mettere i piedi in acqua, poi una birra con i miei compagni di viaggio, conoscere la famiglia che ci avrebbe ospitati e visitare la loro dimora.


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2 commenti:

giuliana ha detto...

mi amol, leggere il tuo racconto di viaggio mi ha fatto volare col pensiero! verrà a trovarti, un giorno. un bacio!

Laurita ha detto...

lo spero proprio!!!!