lunedì, marzo 15, 2010

Dolce condanna

Gli sguardi ammiccanti dei passanti e i loro commenti licenziosi fanno di Medellìn la città dell'amore, dell'allegria e della spensieratezza... irradiata dalla solarità della sua gente e pervasa dalla gentilezza di qualsiasi sconosciuto che ti si avvicina anche solo per darti un'informazione.

Ma per me questa rimane la città dei ricordi: ad ogni strada, ad ogni angolo, ad ogni edificio appartiene un frammento del mio cuore, che non sono ancora riuscita a strappargli via. Qualcuno mi ha condannata ad amare Medellìn fino a che avrò occhi per guardare e orecchie per ascoltare i suoni dell'affollatissimo centro o il suono della pioggia che cade dopo una giornata di sole o
la voce del tipo che mi dice "quiubo mamita"...

Bevo un frullato al caffè davanti alle statue di Botero e un mare di ricordi affiora nella mia mente. Quegli stessi ricordi che prima erano carichi di tristezza, ora lo sono di nostalgia, melanconia e anche un po' d'invidia di quel tempo passato. La salsa romantica che suona in questo bar non dà scampo ai ricordi di quei momenti di gioia provocati da un innamoramento incondizionato e senza precedenti.

A quanto pare, reprimere i sentimenti non è servito a cancellare l'amore profondo che nutro per una persona, ma solamente ad occultarlo mentre ero lontana da lei. Mala cosa...

martedì, marzo 02, 2010

L'insurrezione dei bussettari


Bogotà stamattina si è svegliata nel caos. In realtà anche ieri, ma io non me ne ero accorta. Lo sciopero dei mezzi pubblici ha costretto l'80% dei cittadini della capitale ad escogitare piani per arrivare a lavoro in tempo, con risultati deludenti. Riduzione delle vendite di un 50%, 33 arresti, migliaia di persone bloccate per mancanza di trasporti, decine di autobus rivoltosi lapidati e l'aggiunta dei taxi alla protesta sono state le conseguenze dell'astensione degli autisti di ieri e oggi.

Occorre sottolineare che a Bogotà avere una macchina non è una necessità, ma un lusso. Di conseguenza, la stragrande maggioranza dei cittadini si sposta in autobus o in Transmilenio (una specie di metropolitana in superficie) o eventualmente in taxi, che è l'alternativa più costosa. Potrete dunque immaginare il caos che si è creato in questi giorni. La città è nettamente divisa: a nord tassisti e qualche bussettaro codardo (o forse solamente disperato) circolano con apparente tranquillità, senza sconfinare nei quartieri a rischio, mantenendosi in zona nord e stando bene alla larga dalle aree rivoltose; a sud il gruppo è unito, la protesta è viva e feroce, nessuno circola, chi prova a mettere in marcia il proprio mezzo viene aggredito o gli viene distrutto il bus. Sono stati presi a sassate 6 veicoli del Transmilenio con il fine di boicottare l'unico mezzo di trasporto ancora utilizzabile e che in questi giorni ha sofferto gravi problemi di sovraccarico (la foto ne è la prova).

Le alternative al trasporto urbano sono state svariate: dagli autobus delle scuole private che facevano salire pedoni in un'interminabile attesa sotto le pensiline ai proprietari di automobili che hanno deciso di improvvisarsi tassisti, ai camion da bestiame che mettevano un foglio dietro il parabrezza con su scritta la destinazione e un tipo che aiutava i passeggeri a saltarci su, visto che il predellino era a un metro da terra... cosa non si è visto!

La protesta è scaturita dalla decisione del sindaco di abbattere gli autobus antidiluviani che continuavano a circolare in città, per far posto a nuovi modelli più eleganti e meno inquinanti. La proposta avrebbe favorito i proprietari degli autobus, ma non i poveri autisti che vivono solamente di quello. Questi ultimi, quindi, sarebbero rimasti senza lavoro, ma con uno stipendio fisso per 24 anni garantito dal governo, equivalente al doppio di un salario minimo: o non ci hanno creduto o non si sono accontentati. Fatto sta che da due giorni continuano a protestare e a discutere per cercare di raggiungere un accordo con il Ministro dei Trasporti, ma entrambi le parti rimangono ostinatamente nella loro posizione. C'è da pensare che domani, mercoledì, terzo giorno di sciopero, sarà tutto uguale.

La differenza, però in città si sente: finalmente si riesce a respirare un po', l'inquinamento acustico è diminuito significativamente e i pedoni non rischiano la vita su un autobus o non rischiano di essere investiti mentre attraversano.

Se la situazione non cambia, la rivolta diventerà pericolosa con ripercussioni su tutte le attività, gli uffici e gli organi amministrativi. Ci mancava solo questa... A Bogotà gli scioperi non si fanno quasi mai, ma quando si fanno non passano affatto inosservati!


lunedì, marzo 15, 2010

Dolce condanna

Gli sguardi ammiccanti dei passanti e i loro commenti licenziosi fanno di Medellìn la città dell'amore, dell'allegria e della spensieratezza... irradiata dalla solarità della sua gente e pervasa dalla gentilezza di qualsiasi sconosciuto che ti si avvicina anche solo per darti un'informazione.

Ma per me questa rimane la città dei ricordi: ad ogni strada, ad ogni angolo, ad ogni edificio appartiene un frammento del mio cuore, che non sono ancora riuscita a strappargli via. Qualcuno mi ha condannata ad amare Medellìn fino a che avrò occhi per guardare e orecchie per ascoltare i suoni dell'affollatissimo centro o il suono della pioggia che cade dopo una giornata di sole o
la voce del tipo che mi dice "quiubo mamita"...

Bevo un frullato al caffè davanti alle statue di Botero e un mare di ricordi affiora nella mia mente. Quegli stessi ricordi che prima erano carichi di tristezza, ora lo sono di nostalgia, melanconia e anche un po' d'invidia di quel tempo passato. La salsa romantica che suona in questo bar non dà scampo ai ricordi di quei momenti di gioia provocati da un innamoramento incondizionato e senza precedenti.

A quanto pare, reprimere i sentimenti non è servito a cancellare l'amore profondo che nutro per una persona, ma solamente ad occultarlo mentre ero lontana da lei. Mala cosa...

martedì, marzo 02, 2010

L'insurrezione dei bussettari


Bogotà stamattina si è svegliata nel caos. In realtà anche ieri, ma io non me ne ero accorta. Lo sciopero dei mezzi pubblici ha costretto l'80% dei cittadini della capitale ad escogitare piani per arrivare a lavoro in tempo, con risultati deludenti. Riduzione delle vendite di un 50%, 33 arresti, migliaia di persone bloccate per mancanza di trasporti, decine di autobus rivoltosi lapidati e l'aggiunta dei taxi alla protesta sono state le conseguenze dell'astensione degli autisti di ieri e oggi.

Occorre sottolineare che a Bogotà avere una macchina non è una necessità, ma un lusso. Di conseguenza, la stragrande maggioranza dei cittadini si sposta in autobus o in Transmilenio (una specie di metropolitana in superficie) o eventualmente in taxi, che è l'alternativa più costosa. Potrete dunque immaginare il caos che si è creato in questi giorni. La città è nettamente divisa: a nord tassisti e qualche bussettaro codardo (o forse solamente disperato) circolano con apparente tranquillità, senza sconfinare nei quartieri a rischio, mantenendosi in zona nord e stando bene alla larga dalle aree rivoltose; a sud il gruppo è unito, la protesta è viva e feroce, nessuno circola, chi prova a mettere in marcia il proprio mezzo viene aggredito o gli viene distrutto il bus. Sono stati presi a sassate 6 veicoli del Transmilenio con il fine di boicottare l'unico mezzo di trasporto ancora utilizzabile e che in questi giorni ha sofferto gravi problemi di sovraccarico (la foto ne è la prova).

Le alternative al trasporto urbano sono state svariate: dagli autobus delle scuole private che facevano salire pedoni in un'interminabile attesa sotto le pensiline ai proprietari di automobili che hanno deciso di improvvisarsi tassisti, ai camion da bestiame che mettevano un foglio dietro il parabrezza con su scritta la destinazione e un tipo che aiutava i passeggeri a saltarci su, visto che il predellino era a un metro da terra... cosa non si è visto!

La protesta è scaturita dalla decisione del sindaco di abbattere gli autobus antidiluviani che continuavano a circolare in città, per far posto a nuovi modelli più eleganti e meno inquinanti. La proposta avrebbe favorito i proprietari degli autobus, ma non i poveri autisti che vivono solamente di quello. Questi ultimi, quindi, sarebbero rimasti senza lavoro, ma con uno stipendio fisso per 24 anni garantito dal governo, equivalente al doppio di un salario minimo: o non ci hanno creduto o non si sono accontentati. Fatto sta che da due giorni continuano a protestare e a discutere per cercare di raggiungere un accordo con il Ministro dei Trasporti, ma entrambi le parti rimangono ostinatamente nella loro posizione. C'è da pensare che domani, mercoledì, terzo giorno di sciopero, sarà tutto uguale.

La differenza, però in città si sente: finalmente si riesce a respirare un po', l'inquinamento acustico è diminuito significativamente e i pedoni non rischiano la vita su un autobus o non rischiano di essere investiti mentre attraversano.

Se la situazione non cambia, la rivolta diventerà pericolosa con ripercussioni su tutte le attività, gli uffici e gli organi amministrativi. Ci mancava solo questa... A Bogotà gli scioperi non si fanno quasi mai, ma quando si fanno non passano affatto inosservati!