mercoledì, aprile 06, 2011

L'odore della pioggia

L'odore della pioggia a Bogotà ormai non si distingue più, è parte integrante della città, come quello di un'arepa per strada, di un tinto in ogni angolo o di un'almojabana calda in qualche panetteria. 

L'asfalto bagnato, le foglie gocciolanti, le macchine che deliberatamente decidono di far incazzare il passante regalandogli un'onda urbana di acqua piovana in un momento di tregua; ombrelli di tutti i tipi e stivali da pescatore sono gli accessori imperdibili di questa stagione che dura ormai da mesi.

Un giorno con la febbre a 40 e il diluvio che veniva giù sono andata dal medico chiedendogli in ginocchio un'iniezione da cavallo per farmi risvegliare da quello stato agonizzante in cui mi trovavo. Il dottore, convinto di tranquillizzarmi, mi disse che era semplicemente un'influenza stagionale. Penso di averlo educatamente insultato dicendogli che qui le stagioni non esistono e che è da quasi un anno che piove ininterrottamente. 
La ciliegina sulla torta della visita è stata, però, la sua raccomandazione prima di uscire dall'ambulatorio: "Stai attenta che se esci con questa pioggia fra un paio d'ore sarai di nuovo qui!" 

Ecco, diciamo che episodi simili a questo, che dimostrano l'elevata insensatezza di alcuni sillogismi del colombiano medio, non sono mancati negli ultimi mesi. Ma non ci lamentiamo.

Tornando al problema della pioggia, bisogna dire che purtroppo non si limita al fenomeno atmosferico in sé, ma interessa una serie di questioni infrastrutturali che si ripercuotono sul sociale. 
Esempio: è statisticamente dimostrato che, in condizioni meteorologiche avverse, le auto rallentano di una percentuale abbastanza alta da far sembrare che la quantità di veicoli per strada sia molto più elevata del solito; di conseguenza lo spostamento da un punto a un altro della città sarà molto più complicato, gli autobus saranno più sovraffollati, i semafori dureranno di più e il tanto agognato ritorno a casa dal lavoro slitterà di almeno 1 ora. 
Risultati: il bussettaro avrà i nervi a fior di pelle e coglierà l'opportunità per accelerare nei primi 500 metri di strada libera per poi frenare e regalare lividi e contusioni ai suoi passeggeri; l'impiegato imbottigliato nel traffico tornerà a casa senza salutare la moglie e si attaccherà alla sua bottiglia di whiskey per dimenticare l'odissea nel mare dell'autopista norte; il povero operaio cercherà qualcosa da mangiare nell'orario improponibile in cui tornerà a casa e penserà che non avrà abbastanza tempo per riposare prima di ricominciare un'altra giornata con sveglia alle 4. 

Nel migliore dei casi, la vittima del nubifragio si farà una bella doccia calda e andrà a dormire. 


2 commenti:

Tanoka ha detto...

Cara Laura, scusa l'impertinenza, faccio la domanda con estremo rispetto: ma cosa ti trattiene ancora in colombia? ti leggo da un po' e traspare un'insoddisfazione straziante nei confronti della societá colombiana e dell'ambiente naturale. Perchè non scappi?

Laurita ha detto...

Caro Tanoka, hai ragione, ma non pensavo che la situazione fosse così grave vista dall'esterno. Io ormai ci convivo e non mi sembra poi tanto male…. purtroppo sono fatta così, non posso stare troppo a lungo in un posto… forse la partenza è vicina.

mercoledì, aprile 06, 2011

L'odore della pioggia

L'odore della pioggia a Bogotà ormai non si distingue più, è parte integrante della città, come quello di un'arepa per strada, di un tinto in ogni angolo o di un'almojabana calda in qualche panetteria. 

L'asfalto bagnato, le foglie gocciolanti, le macchine che deliberatamente decidono di far incazzare il passante regalandogli un'onda urbana di acqua piovana in un momento di tregua; ombrelli di tutti i tipi e stivali da pescatore sono gli accessori imperdibili di questa stagione che dura ormai da mesi.

Un giorno con la febbre a 40 e il diluvio che veniva giù sono andata dal medico chiedendogli in ginocchio un'iniezione da cavallo per farmi risvegliare da quello stato agonizzante in cui mi trovavo. Il dottore, convinto di tranquillizzarmi, mi disse che era semplicemente un'influenza stagionale. Penso di averlo educatamente insultato dicendogli che qui le stagioni non esistono e che è da quasi un anno che piove ininterrottamente. 
La ciliegina sulla torta della visita è stata, però, la sua raccomandazione prima di uscire dall'ambulatorio: "Stai attenta che se esci con questa pioggia fra un paio d'ore sarai di nuovo qui!" 

Ecco, diciamo che episodi simili a questo, che dimostrano l'elevata insensatezza di alcuni sillogismi del colombiano medio, non sono mancati negli ultimi mesi. Ma non ci lamentiamo.

Tornando al problema della pioggia, bisogna dire che purtroppo non si limita al fenomeno atmosferico in sé, ma interessa una serie di questioni infrastrutturali che si ripercuotono sul sociale. 
Esempio: è statisticamente dimostrato che, in condizioni meteorologiche avverse, le auto rallentano di una percentuale abbastanza alta da far sembrare che la quantità di veicoli per strada sia molto più elevata del solito; di conseguenza lo spostamento da un punto a un altro della città sarà molto più complicato, gli autobus saranno più sovraffollati, i semafori dureranno di più e il tanto agognato ritorno a casa dal lavoro slitterà di almeno 1 ora. 
Risultati: il bussettaro avrà i nervi a fior di pelle e coglierà l'opportunità per accelerare nei primi 500 metri di strada libera per poi frenare e regalare lividi e contusioni ai suoi passeggeri; l'impiegato imbottigliato nel traffico tornerà a casa senza salutare la moglie e si attaccherà alla sua bottiglia di whiskey per dimenticare l'odissea nel mare dell'autopista norte; il povero operaio cercherà qualcosa da mangiare nell'orario improponibile in cui tornerà a casa e penserà che non avrà abbastanza tempo per riposare prima di ricominciare un'altra giornata con sveglia alle 4. 

Nel migliore dei casi, la vittima del nubifragio si farà una bella doccia calda e andrà a dormire. 


2 commenti:

Tanoka ha detto...

Cara Laura, scusa l'impertinenza, faccio la domanda con estremo rispetto: ma cosa ti trattiene ancora in colombia? ti leggo da un po' e traspare un'insoddisfazione straziante nei confronti della societá colombiana e dell'ambiente naturale. Perchè non scappi?

Laurita ha detto...

Caro Tanoka, hai ragione, ma non pensavo che la situazione fosse così grave vista dall'esterno. Io ormai ci convivo e non mi sembra poi tanto male…. purtroppo sono fatta così, non posso stare troppo a lungo in un posto… forse la partenza è vicina.